Chi sono?...

È arrivato un ospite da molto lontano. Guardingo si è affacciato al cancello. Spavaldo è entrato.
Si aggira in giardino in maniera disordinata. Sembra confuso.
“Conosco questa casa, ma c’è qualcosa di strano”.
Orina, raspa, marca il terreno in maniera nervosa. È all’erta, attento ad ogni rumore. Annusa.
“Conosco questi odori. Cosa c’è di diverso?”

Si gira di scatto e si accorge di essere spiato. Di volata si dirige verso di me. Sono tranquillo, non credo a tutto quel che di brutto mi hanno raccontato su di lui. Lo conosco da sempre. Per quanto la vita possa averlo cambiato non è un animale squilibrato. I suoi occhi esprimono paura, aggressività, bisogno di aiuto.
Fa per investirmi gridando “all’invasore”, ma un attimo dopo si rende conto di chi sono e si lancia in un abbraccio senza fine.

Nei giorni seguenti il suo umore è una tempesta in continuo mutamento, alterna momenti di estrema fanciullezza a pensieri di crudeltà. Appare disorientato, quasi non sapesse chi sia.
“Qual è la mia identità?… Qual è il mio posto?… Sono certo di essere forte, sono un cane leale ma ho l’animo invaso dal dubbio. Non so cosa devo fare, non ho un ordine, vivo a seconda degli umori del prossimo. Mi sento trascinato da un vortice caotico. Chi sono?”

Le sue azioni sono fortemente contraddittorie. È palesemente disturbato. Lo sguardo è penetrante e implorante. Mostra un forte desiderio di essere toccato e allo stesso tempo diffidenza verso quella mano tanto agognata. Iper-protettivo nei miei confronti, bisognoso di un branco, alla continua ricerca di un consenso e scostante come un lupo solitario.

Quasi ignorandolo, restando in attesa di una sua richiesta di contatto, inizio a rieducarlo.
Lo scopo prefissatomi è quello di rendergli la personalità.
- Dovevo aspettare che da solo si rendesse conto che non gli avrei chiesto il mondo, e non lo avrei relegato in un cantuccio per tirarlo fuori al momento opportuno come una bella fuoriserie.
Non dovevo metterlo in discussione. Prenderlo di petto avrebbe significato aggravare la sua insicurezza, degenerando la forte aggressività che è in lui.
Con poche regole, semplici da capire, piano piano avrebbe recuperato l’equilibrio interiore.

Conquistata un minimo di confidenza iniziamo ad accompagnarci nelle passeggiate mattutine. Senza dire nulla, il respiro e i nostri passi nell’erba hanno dato il via all’intesa.

Mentre il tempo trascorre fra piccoli approcci e intense toccate, sono arrivate notizie sulla sua vita trascorsa lontano da qui.
-Un cucciolo desiderato con amore, per dare amore e avere amore.
Era stato allevato invece, in modo e maniera da divenire un oggetto per uscire dalla realtà. Succube dell’imprevedibile umore del proprietario, se la realtà offriva svaghi più interessanti, il cucciolo finiva dal divano (vita piena di attenzioni) al recinto (vita da ripostiglio). E quando il recinto si fece ormai inadatto, alla catena (vita da dimenticatoio).
Più il cane cresceva più non capiva. Una volta si sentiva il re incontrastato, e subito dopo lo straccio dei pavimenti era sicuramente meno bistrattato di lui.

“BASTA! Non ce la faccio più ad andare avanti così. D’ora in poi decido io dove quando come e perché”

Il resto è storia. Uguale o simile a tutte le storie dei cani forniti da madre natura di un po’ di carattere - se facessimo riferimento ad un uomo diremmo “con un po’ di amor proprio” e non che la sorte dei cani miti e mansueti sia migliore se l’uomo decide di sbarazzarsene - fuggiaschi o finiti nei canili per aver avuto la sfortuna di capitare in mani di persone ipocrite.


Dedicato a tutti i cani finiti nel dimenticatoio per non aver soddisfatto in pieno le aspettative dei loro proprietari.

 

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