Un Cavalier King Charles ad una prova di Obedience

La fantastica Margot e la bravissima Barbara, hanno stupito il pubblico.
Sotto gli occhi increduli e le tentennanti opinioni, Barbara entra nel ring accompagnata dalla piccola Margot. L’emozione è tanta, esibirsi davanti agli usuali soggetti presentati in questa disciplina sportiva ( Border Collie, Pastori Belgi, ecc. ecc. ) non è cosa da poco, ma la coppia è unita da un tale rapporto di fiducia, da una tale empatia, che sicuramente ne usciranno vittoriosi e con l’ammirazione degli spettatori.
Così è stato!
Barbara è una ragazza semplice che umilmente, giorno dopo giorno, ha trasmesso alla sua Cavalier la passione per il lavoro di coppia.

Barbara perché hai scelto una Cavalier come compagna?
Cercavo una cane di piccola taglia che fosse allo stesso tempo un dolce compagno di vita, affettuoso e coccolone e un allegro compagno di giochi (e lavoro) con cui dedicarmi a varie attività, e che, ovviamente, mi piacesse esteticamente, e nel cavalier ho trovato tutto questo, un piccolo cane dolce e attaccatissimo al proprietario con tanta voglia di lavorare con lui e tanta gioia da dare in ogni momento.

Come hai scoperto il Cavalier?
Studiando gli standard delle varie razze, mi è sembrata quella più adatta alle mie esigenze. Così ho contattato allevatori e visitato expo per conoscerla meglio, e ho capito che era proprio il cane che faceva per me; cosi nell’estate del 2006 è arrivata la piccola Margot ed è iniziata l’avventura, avverando un sogno che avevo da tanto…

Cosa ti ha portato ad iniziare una carriera sportiva con Margot?
Ero già intenzionata a lavorare con lei prima che arrivasse; volevo un cane con il quale dividere la mia passione per le varie discipline cinofile e, non appena arrivata Margot , il mio sogno è divenuto realtà!

Come hai scoperto il lavoro con il cane?
Sono praticamente cresciuta tra cani che lavorano, visto che fin da piccola, ho osservato lavorare mio zio in utilità e difesa con i suoi pastori tedeschi. Da bambina i miei genitori hanno preso (dopo tante mie insistenze) una boxer, Astra, che considero il mio primo cane; con lei mi divertivo a imitare quello che vedevo fare da mio zio, insegnandole alla meno peggio vari esercizietti. Crescendo ho desiderato un cane tutto mio con il quale lavorare seriamente e ho scelto Margot perché prima di tutto penso che lavorare con il proprio cane sia un divertimento e mi piace farlo con la razza che amo, cercando di ottenere il massimo per quel cane. Trovo sbagliato scegliere un cane solo perché, nella disciplina cinofila che si intende seguire, è considerato quello che ha le maggiori potenzialità. Il cane prima di tutto è il mio compagno di vita, non è un mezzo per ottenere successi come può esserlo una moto o un auto da corsa.

Con Margot pratichi tre diverse discipline - Obedience, Heel-work to music e Agility – quale delle tre ti affascina di più e perché?
Allora, diciamo che ognuna di queste discipline ha il suo fascino! La mia preferita resta sempre l’obedience, perché secondo me, delle tre, è quella che più rafforza il legame che ho con Margot e che, essendo la disciplina più impegnativa, mi da maggiore soddisfazione quando vedo la piccoletta ottenere buoni risultati con tanto tanto impegno. L’agility è senza dubbio quella più divertente e facile; è un bel gioco che faccio con Margot, dove c’è molto da divertirsi e poco da “pensare”. L’heel-work to music è stata una scoperta casuale, e resta per ora un passatempo che racchiude sia lo stretto rapporto che si ha in obedience sia il divertimento dell’agility, con un sottofondo musicale che rende il tutto ancora più bello.

Quali difficoltà hai incontrato nella preparazione di Margot?
Le difficoltà sono quelle che si incontrano lavorando con un cane che non è esattamente un cane da lavoro, unite al fatto che è il mio primo cane. Il cavalier è un cane pieno di voglia di fare, e devo dire, che è abbastanza veloce nell’apprendere. Ovviamente non ci si può aspettare di avere gli stessi risultati e con gli stessi tempi di razze come il border collie o il barbone, che hanno indubbiamente capacità di apprendimento al di sopra della media. Il cavalier ha i suoi tempi che vanno rispettati, bisogna avere pazienza e usare sempre molta calma e dolcezza per evitare che si stressi o si inibisca. Devo dire comunque che, quando raggiungo un obbiettivo con Margot dopo tanto lavoro, la gioia e la soddisfazione sono enormi, come per tutte le cose in cui si lavora duro prima di ottenerle.

Qual è la cosa che vi è riuscita con più facilità?
Quello che ci è riuscito con più facilità è stato il richiamo e la discriminazione olfattiva (dopotutto la sua origine da cacciatore ne fa un cane con un odorato sensibilissimo e con uno spiccato istinto ad usarlo). In generale tutti gli esercizi in cui siamo vicine sono facili per lei; le difficoltà arrivano quando si inserisce una certa distanza da me, che le dà piccole insicurezze su cui dobbiamo sempre lavorare parecchio.

Cosa cerchi di trasmettere alla tua compagna quando siete in allenamento?
Cerco sempre di trasmetterle gioia e divertimento. Mi piace vedere che scodinzola sempre ad ogni esercizio e che è entusiasta di lavorare, tanto che spesso, anche in passeggiata, è lei a chiedermi di fare qualche esercizio, mettendosi in condotta senza che io le abbia chiesto nulla. Per me lavorare con il cane significa divertirsi insieme, se lei non si diverte allora per me non ha più senso l’allenamento, meglio andare a fare una corsa in campagna.

Oltre ad essere la tua compagna di lavoro è anche la tua compagna di vita, consiglieresti un Cavalier King per lavorare e come amica? Cosa diresti a chi volesse fare la tua stessa scelta?
Sì, senza dubbio consiglierei, a chi ama la razza e ama lavorare con il cane, di fare la mia stessa scelta; ma l’amore per la razza deve esserci a prescindere dal lavoro: purtroppo ultimamente il Cavalier King sta vivendo un periodo, a mio avviso molto triste! Infatti, a causa della sua docilità, taglia e aspetto da “peluche”, attraversa un momento di gran moda e come sappiamo, la moda purtroppo rovina sempre le razze. Troppo spesso vedo in giro Cavalier che della razza hanno solo il nome o nemmeno quello, visto che molti li acquistano senza il peedigree e di dubbia provenienza. Quindi sì al Cavalier come compagno di vita e di lavoro a patto che venga rispettato e che non sia la frettolosa scelta di una moda che molti sfruttano per facili guadagni a discapito di una splendida razza.

Ti emoziona il fatto di aver l’unico soggetto di questa razza, ad essere entrato nel mondo dell’Obedience?
Sì, sono molto orgogliosa di questo e spero che, in futuro, altri cavalier si cimentino in questa disciplina che, a differenza dell’Italia, negli altri paesi già affrontano con ottimi risultati da tempo.
Comunque per quanto mi riguarda, visti i risultati che sto ottenendo, sicuramente ci saranno in futuro altri Cavalier lavoratori in famiglia.


Quando ci siamo sentite al telefono, alla fine della gara, la prima cosa che mi hai detto è stata ‘Margot è stata bravissima, abbiamo sbagliato due esercizi, uno per colpa mia e uno a causa di una cosa a cui non potevo ovviare, sono molto contenta, Margie è stata bravissima’. Ti va di parlarcene?
La gara è stata molto emozionante, per me e, dai complimenti che ho ricevuto, penso anche per il pubblico. Prima di iniziare molti mi hanno domandato se partecipavo con quel piccolo cagnolino che avevo al guinzaglio e, dopo la gara, tutti mi hanno fatto i complimenti increduli nel vederla lavorare cosi bene e cosi gioiosa. Purtroppo abbiamo avuto un problema al box (secondo me per imprecisioni fatte in allenamento e per non averlo provato nella prova campo,purtoppo non avendo esperienze di gara, non sapevo bene come funzionasse la prova campo), e un secondo problema, che ci è costato l’eccellente, l’abbiamo avuto nell’odorato e riporto, (a mio avviso a causa del vento che ha spostato l’odore dell’oggetto a sinistra): Margot ha impiegato parecchio tempo prima di capire dove erano i legnetti, anche se, quando li ha trovati, ha scelto quello giusto e me l’ha consegnato. Per quanto mi riguarda Margot è stata bravissima e dal suo punto di vista ha eseguito correttamente l’esercizio, quindi sono soddisfatta di lei.

Il filmato della gara di Barbara e Margot

Hai un sogno nel cassetto?
Di sogni nel cassetto ce ne sono molti, per quanto riguarda l’obedience il sogno è arrivare con Margot in classe 3 e, come dicevo prima, continuare a lavorare con i Cavalier in questa splendida disciplina. Poi in un prossimo futuro, mi piacerebbe avvicinarmi anche al mondo dell’utilità (che poi è quello che mi ha attratta verso il lavoro con i cani), ovviamente non con un cavalier ma con un'altra razza più adatta, quantomeno per dimensione… eheh… e chissà che il 2009 non mi porti in questa disciplina con una nuova sfida come quella di un cavalier in obedience, ma per ora non dico nulla per scaramanzia..

Grazie Barbara, il nostro augurio per voi è quello di una radiosa carriera sportiva e di una magica vita insieme, così come magico è il sentimento che vi unisce.

La Scuola ‘Stella Grigia’

 

torna indietro