Aggressività

Aggressività: la capacità di reagire ad una minaccia.
Ma anche la capacità di afferrare alcunché.

Parlando di aggressività in maniera superficiale, spesso l’uomo intende un atto di cattiveria, dettato dalla cattiveria pura e semplice o dalla paura. Entrando un attimo nello specifico invece, verbalizza varie tipologie di aggressività a seconda della circostanza.
In verità la qualità naturale chiamata in ballo, continua ad essere tale alla dicitura iniziale. Benché le situazioni siano diverse e quindi diversi i fattori che entrano in discussione, non c’è differenza nell’atto.
A fare la differenza è l’intensità dell’aggressività, modificabile a seconda del fine ultimo, e può mostrarsi con un azione passiva o attiva. Per aggressività passiva si intende il mantenimento della forza generata all’interno del soggetto, il quale invece di far esplodere l’energia, rinuncia e, attraverso la fuga o il chiudersi a riccio, la tiene sopita. Per aggressività attiva, logicamente, si intende il concetto opposto, ma anche in questo caso, non necessariamente deve essere un atto violento. L’aggressività può essere manifestata anche in maniera scenografica.

Esaminiamo ora alcuni casi in cui l’aggressività può entrare in ballo:
- per difesa della prole o del branco o di se stessi;
- per catturare un oggetto o una preda;
- per l’uccisione della preda;
- per insicurezza;
- per dominanza.

Nelle situazioni sopraccitate l’aggressività è chiamata dagli istinti.
“Istinto = impulso innato per la conservazione dell’individuo” L’istinto, ovvero ciò che permette di agire senza rifletterci, spontaneamente. Non mutabile.
L’aggressività non è un istinto, ma una qualità naturale.
“Qualità naturale = risposte genuine modificabili con l’esperienza” Le qualità naturali, ovvero disinvoltura e semplicità nell’agire, sono prive di affettazione, ricercatezza, artificio e riflettono la semplicità del cane. Mutabile.

Riporterò alcuni esempi per facilitare la spiegazione.
Difesa: “istinto alla difesa = lotta per l’immunità dell’essere e del branco”.
Il cane è un animale sociale, naturalmente si unisce ad altri soggetti, non necessariamente della stessa specie, per far parte di una famiglia. Il concetto di famiglia è talmente importante per lui, che a costo della vita, la difende fino allo stremo delle sue forze.
Sciogliamo lo zucchero della situazione e affrontiamo il concetto in maniera logica: difendere la famiglia, vuol dire assicurarsi una più lunga e sicura esistenza. Un cane senza una famiglia tutta sua, corre i rischi dello stare solo, come non riuscire a procacciarsi del cibo (non sempre i cassonetti dell’immondizia sono a portata di cane), non riuscire a difendersi da un attacco nemico (come possono essere molestie di persone squilibrate o una cacciata da un territorio) ecc. ecc.
L’aggressività entra in ballo dapprima i maniera visiva, e solo se non dovesse essere sufficiente la mimica cambierà in tattile. Logicamente se l’individuo che si sente chiamato in causa è solo, la sua reazione può essere di fuga o, sentendosi messo con le spalle al muro, di violenza esagerata.
Un cane cercherà di evitare sempre lo scontro attivo, perché sa che se dovesse rimanere ferito, ne andrebbe della sua sopravvivenza.
Più un cane vive esperienze che richiedono l’intervento dell’aggressività, più questa accrescerà, essendo una qualità naturale.

Predazione: “istinto predatorio = attitudine a porsi in agguato per l’inseguimento della preda”
Che sia attuato per gioco o per sport o per scuola, nell’istinto predatorio non esiste aggressività. E come potrebbe esserci d’altronde visto che la predazione è esclusivamente il porsi in agguato per l’inseguimento della preda?... agguato e inseguimento materialmente non possono soddisfare l’atto di afferrare.
Se il soggetto predatore, ha intenzione di terminare l’inseguimento e di fermare la preda, allora e solo allora entra in ballo l’aggressività. La presa è possibile solo se presente questa qualità naturale. Se la preda dovesse divincolarsi lievemente, e il predatore volesse nuovamente rincorrerla , il gioco della predazione avrà nuovo atto, se invece non vorrà ch’ella si muova, aumenterà la forza nella presa. E ancora, se la preda non accettasse di restare lì e cercasse di dibattersi, entrerebbe in scena un nuovo istinto, l’istinto alla lotta, che indurrà i due a combattere fino alla resa di uno di loro. L’aggressività continuerà a crescere. Non sempre la fine della scena deve terminare male per uno dei duellanti. Può finire con qualche ferita o solo con molta saliva sparsa un po’ su tutti e due, oppure con la fuga della preda, oppure…
C’è da sottolineare che un atto nato dalla predazione non ha come fine ultimo l’uccisione. Un esempio lampante, può essere il gioco con la lucertolina, finchè la poverina si muove l’atto ha giustificazione, come si ferma – per cause di forza maggiore – non ha più interesse.

Caccia: “istinto alla caccia = arte nell’inseguimento della selvaggina per la cattura”
Mai attuato come gioco. Lo scopo è quello di catturare la preda per ucciderla e mangiarla. Nello sport della caccia, il cane impegnato, ha un ruolo nel branco di subalterno, ed è quindi nel rispetto delle leggi del branco, che non ha diritto a sfamarsi per primo nel momento in cui porta a termine il suo compito.

Tempra : “tempra = capacità di sopportazione fisica e psichica ad un’ esperienza negativa”
Un cane cresciuto senza una guida, o che ha perso la sua guida, o che ricopre un ruolo di guida senza essere abbastanza forte per farlo, oppure un cane che ha subito atti di violenza psicologica o fisica, possiede una tempra fisica o psicologica o entrambe assai bassa.
La tempra è una qualità naturale e quindi vale la stessa regola della possibilità di manipolarla, accrescendola o sminuendola.
Un soggetto con la tempra bassa può facilmente esternare atti di aggressività passiva o attiva. È l’insicurezza generata da un’educazione sociale sbagliata, da esperienze di vita negative che portano un soggetto a dover risolvere le questioni attraverso l’aggressività. Più il soggetto sarà segnato, maggiore sarà la sua risposta aggressiva.
Con un adeguato riequilibrio educativo, cioè con un sano soggetto guida, il cane in questione ritroverà la sua stabilità.

Ordine sociale: “docilità = capacità di sottomissione alle regole del branco – rispetto delle regole del branco” (anche se sembra un controsenso, il rispetto del branco dipende dalla docilità dei soggetti, più un soggetto è forte, più ha vigore la sua docilità; l’ordine sociale, a volte, richiede un atteggiamento aggressivo, atteggiamento che non necessariamente deve essere manifestato in maniera cruenta). Un capo-branco deve essere il soggetto più docile del branco, deve possedere il grado più alto di questa qualità naturale, poiché la docilità è la base dell’equilibrio nel branco. Se così non fosse, come potrebbe insegnare il rispetto ai suoi figli?
Quando troviamo dei soggetti che mostrano aggressività consequenziale ad atti di dominanza, vuol dire che qualcuno ha detto loro di occupare un ruolo di dominanza e questo qualcuno di punto in bianco vuole toglierglielo. Ogni passaggio di ruolo deve passare da uno scontro. Fra persone – a volte – basta parlare, fra animali a seconda della specie, chiarimenti in lingua, fra animali e persone, lascio a voi spaziare con la fantasia.
Un cane non si inventa capo-branco, soprattutto in una famiglia di esseri umani, porlo al primo gradino gerarchico è per lui stressante.

Dopo queste poche righe, è possibile capire come l’aggressività non sia una patologia, tanto meno segno di squilibrio, ma la conseguenza di una risposta istintiva o educativa.

L’aggressività può essere mostrata in un vocalizzo acuto, in una postura rigida, in un morso serrato, in una fuga, in una chiusura, in una masticazione, in una lotta per la sopravvivenza.

 

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